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L’Italia che rischia di scomparire

23 aprile 2023 – Editoriale del Presidente Quagliariello su La Gazzetta del Mezzogiorno

L’Italia è un Paese che presto non ci sarà più. A dare l’annuncio, da ultimo, non è stato un sovranista ideologizzato fino al midollo ma Elon Musk, uno dei più geniali imprenditori viventi. Cosa significa? Non certo che il Paese sarà cancellato dalla cartina geografica con i suoi millenari tesori storico-artistici e le sue bellezze naturali. Verrà, però, abitato da donne e uomini con differenti origini etniche: altrettanto degni; in possesso di una loro cultura originaria; come noi buoni e cattivi (e per lo più, ognuno di loro, un po’ buono e un po’ cattivo). Se questo avverrà, si sarà compiuta una «sostituzione etnica», della quale noi italiani saremo i soli responsabili: nessun complotto, nessuna invasione premeditata ma l’ineluttabile risultato di un trend demografico da troppi anni colpevolmente sottovalutato.

Serve che si faccia chiarezza su cosa differenzia l’etnia dalla razza. L’etnia è un aggregato sociale che condivide una storia, una lingua, un territorio, una religione che formano un’identità comune; la razza si fonda sull’omogeneità di caratteristiche morfologiche, genetiche e fisiologiche. L’etnia, dunque, è una categoria culturale laddove la razza è una categoria biologica. La prima è il portato dinamico

della storia dell’uomo, la seconda sarebbe fondata sulla invarianza di alcuni caratteri e la si risconta nel mondo animale: quanti hanno provato a estenderla in un ambito antropologico, hanno fatto per negare l’unicità della natura umana ponendo le premesse per immani tragedie.

L’etnia non presuppone che l’identità si conservi pura e illibata. Le culture non sono immobili; entrando in contatto con altre culture acquisiscono continuamente qualcosa e qualcosa devolvono. Proprio per questo si collocano su un piano differente rispetto ai dogmi religiosi: a differenza di questi

esse si contaminano. Ed è un bene che ciò avvenga perché sovente «contaminazione» è sinonimo di «arricchimento». Non a caso, alcune delle più belle città del mondo si trovano al crocevia tra culture differenti (Istanbul, Toledo, Napoli…), la cui interazione ha prodotto la loro meraviglia.

Il processo, però, non può giungere fino al punto da annullare l’identità originaria senza provocare la scomparsa dell’etnia. La circostanza può essere giudicata da ognuno secondo la propria scala di valori ma non può essere negata. E, di conseguenza, chi ha a cuore la conservazione di un gruppo etnico in nessun caso può essere scambiato per razzista. Se così non fosse, ci troveremmo a sacrificare sull’altare del politicamente corretto persino Manzoni e il suo Adelchi: quel capolavoro, infatti, consiste in un’impegnativa presa di posizione storica sulla politica etica condotta dai longobardi in Italia e sulla correlata legittimità dell’intervento di Carlo Magno in difesa dell’etnia latina minacciata.

La chiarezza di questi concetti può tra l’altro aiutare ad orientarsi nella polemica politica connessa al tema dell’immigrazione: a tutti gli effetti uno dei maggiori cleavage proposti dall’evo contemporaneo. Il fenomeno è il portato inevitabile del tempo che ci troviamo a vivere. Andrebbe governato con prudenza e compreso nei suoi tratti umanitari, soprattutto quando questi vengono rimarcati da eventi eccezionali come guerre e carestie. Presenta tante problematicità ma anche aspetti positivi perché già da ora, senda l’apporto degli immigrati, molte attività e funzioni non potrebbero essere svolte. Chi lo nega è fuori dal tempo presente o, peggio, intende cinicamente speculare sulla sua drammaticità. Non di meno, è impossibile pensare come qualcuno superficialmente propone – che il crollo delle nascite al quale si assiste possa essere compensato da un indiscriminato arrivo di immigrati: per ragioni economiche e legate ai tempi fisiologici dell’integrazione. Anche per ragioni culturali, perché chi sostiene questa tesi si è di fatto rassegnato all’estinzione dell’Italia.

Queste considerazioni riportano alla polemica politica di questi giorni. È probabile che il ministro Lollobrigida, così come ha affermato il suo compagno di partito Ignazio La Russa, «non sapeva quello che diceva» quando ha parlato di sostituzione etnica. È anche certo che non lo sapessero neppure coloro i quali lo hanno accusato di razzismo. Segno drammatico della qualità del dibattito politico odierno: tende al basso e rischia di estinguersi per mancanza di sostanza; esattamente come l’Italia a causa della sua curva demografica.

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